Whatever I am / let it be seen
di Giorgia Ohanesian Nardin
2025
Un’elegia, una preghiera, porta il tono della tragedia. Un canto liturgico per tutto quello che sta tornando alla Terra, per essere trasformato. Una comunanza con gli spiriti, un modo elementare di stare nel corpo. Whatever I am / let it be seen è la traduzione dal Turco di una preghiera che viene tradizionalmente recitata prima di iniziare la lettura dei fondi del caffè. Whatever I am / let it be seen Quello che sto facendo è letterale. Ne sono felice. Di fronte all’orrore posso solo essere letterale. L ’energia è una cosa letterale. Stiamo disegnando una comunanza rituale, un momento, una situazione. In un momento in cui siamo chiamate a sentire più che mai il peso schiacciante di ciò che non può essere più, mi rivolgo al corpo e alla sua esperienza, ancorando una percezione sensibile e necessaria, trasformativa. Voglio partire dalla danza come pratica inspiegabile, ingiustificabile, percepibile e vivibile e attraversabile, disegnarla come esperienza completa, forse antica. Accordare spazio al sapere eccellente che è stare nel corpo, che non ha bisogno di essere contestualizzato, immaginando di liberarlo dal giogo stretto della relazione con la teoria, con il contesto, con la giustificazione. Un funerale di tutte le cose che non possiamo più reggere. Riprendere la dimensione esperienziale della danza. Quello che sto facendo è letterale. Ne sono felice. Di fronte all’orrore posso solo essere letterale. L ’energia è una cosa letterale. Stiamo disegnando una comunanza rituale, un momento, una situazione. In un momento in cui siamo chiamate a sentire più che mai il peso schiacciante di ciò che non può essere più, mi rivolgo al corpo e alla sua esperienza, ancorando una percezione sensibile e necessaria, trasformativa. Voglio partire dalla danza come pratica inspiegabile, ingiustificabile, percepibile e vivibile e attraversabile, disegnarla come esperienza completa, forse antica. Accordare spazio al sapere eccellente che è stare nel corpo, che non ha bisogno di essere contestualizzato, immaginando di liberarlo dal giogo stretto della relazione con la teoria, con il contesto, con la giustificazione. Un funerale di tutte le cose che non possiamo più reggere.
di Giorgia Ohanesian Nardin
con F . De Isabella, Giorgia Ohanesian Nardin, Lele Tori
danza Giorgia Ohanesian Nardin
testo Giulia Crispiani, Giorgia Ohanesian Nardin
collaborazione alla scrittura F . De Isabella, Lele Tori
sguardo e affiancamento al movimento Elena Giannotti
domande e affiancamento alla drammaturgia Jamila Johnson-Small
disegno e manifattura costumi Max Simonetto naturaviolenta
ambiente sonoro F . De Isabella
disegno luci Giulia Pastore, Elena Vastano
cura e realizzazione tecnica Elena Vastano
vocal coaching Giulia Impache
cura, management e produzione Giulia Traversi
organizzazione e logistica Eleonora Cavallo
amministrazione Federica Giuliano, Paola Miolano, Irene Maiolin
comunicazione Giuseppina D’Alessandro
foto Roberta Segata courtesy Centrale Fies
video Luca Chiaudano montaggio
video F . De Isabella
prodotto da Associazione Culturale VAN con il sostegno di Ministero della cultura, Regione Emilia-Romagna, Centrale Fies, Santarcangelo festival, BASE Milano, Lavanderia a Vapore (nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore), Le alleanze dei corpi ZEIT, CCA Glasgow (in collaborazione con Take me somewhere) grazie Alessio, Leo, Stefania, e tutte le persone che hanno attraversato FUORIPIOVE (progetto a cura di VAN)