L'Isola di bouvet

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L’isola di Bouvet è, tra i punti estremi del pianeta, il luogo più remoto da ogni altra terra emersa. Fu intravista la prima volta alla fine del ‘700; nessuno la incontrò più nella sua rotta per quasi un secolo, quando finalmente riemerse dalle nebbie dell’oceano atlantico meridionale e si rivelò per quello che era: una terra di ghiacciai a picco sul mare, disabitata. Marco D'Agostin immagina quattro giovani coloni arrivare su questa piccola landa. Sono adolescenti, colte nel momento delicatissimo di una trasformazione profonda e violenta del loro corpo. Si muovono agili, le articolazioni silenziose. Cercano in tempo reale il proprio vocabolario, eseguono ricognizioni fisiche per stabilire la loro grammatica e insediarla in questa terra ideale. Una volta stabilita la semantica di quest’azione di colonizzazione, iniziano le operazioni rituali di costruzione di un discorso in comune, che avviene per tentativi, errori, ripartenze, oblii, fughe, cambi di rotta. Non ci è concesso accedere al mistero ultimo di questa formula che va piano piano formandosi; possiamo, solo alla fine, intravederne il risultato, e credere che quel deserto di ghiaccio esista davvero, da qualche parte, in quello stesso momento.

un progetto di Marco D’Agostin
con Giulia Fregonese, Alessia Lunardon,
Sofia Tombolato, Elisa Settin
musica originale Paolo Persia
consulenza drammaturgica Alessandro Sciarroni
assistenza alla coreografia Anna Bragagnolo
ideazione delle luci e degli eventi scenici Marco D’Agostin
produzione VAN
con il supporto di OperaEstate Festival Veneto e No-Limit-Action
(Kasadanza & Centro Formazione Danza di Romano d’Ezzelino)

 

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