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L'Après midi d'un Faune (Resilienza) // GIORGIA NARDIN


  • Teatro Vittorio Emanuele Messina (map)

Coreografia: Giorgia Nardin
Collaborazione alla Drammaturgia: Gaia Clotilde Chernetich
Luci: Emanuele De Maria
Costumi: Daniela Iaffei
Musica: Prélude à L’après-midi d’un faune – Claude Debussy
(esecuzione di Doriot Anthony Dwyer, Boston Symphony Orchestra & Michael Tilson Thomas)
Co-produzione: Associazione Culturale VAN
Interpreti: Francesco Saverio Cavaliere, Monika Lepisto, Fabio Novembrini, Luca Pannacci, Valentina Pierini, Eleonora Pifferi, Roberta Racis, Raffaele Scicchitano.

Manda messaggi senza farsi vedere, la sua presenza è mutevole, cangiante. Il fauno guarda e si lascia guardare.
Il fauno è una presenza militante, è un organismo resistente e vitale che fluisce nello spazio della scena evidenziando la continuità tra il dentro e il fuori così come quella tra interiorità e esteriorità, tra realtà e immaginazione.
Il corpo danzante del fauno è in costante ascolto, è una zona attiva, pulsante, è materia capace di generare meraviglia. Umile, vulnerabile e allo stesso tempo potente, il corpo mantiene una densità specifica che si esprime nel virtuosismo più prezioso: quello della presenza. L’attesa, la caduta, il fremito, la propulsione e la sospensione sono le parole chiave di un vocabolario di movimento che non distingue tra micro e macro strutture gestuali: la forza della figura danzante nasce da un disegno di dettagli e di tessuti connettivi, ossa e muscoli per i quali linearità, distensione e contorsione partecipano in egual misura.
Resiliente, silenzioso, a tratti vocale: quello del fauno è un concetto sonoro che attraversa lo spazio.
Dalla storia della danza al presente, il fauno ci raggiunge nel XXI secolo come una forma complessa, una Gestalt per certi aspetti barocca. Nella sua presenza è possibile osservare una condensazione di significati e forme che è l’origine del contemporaneo in danza.
Dissolvendosi nella musica di Debussy, paesaggio sonoro di disarmante bellezza, il fauno espone la propria vocalità e il proprio tempo interiore disseminato di desideri per i quali non sussiste nessuna distinzione tra sacro e profano.

(Gaia Clotilde Chernetich)

Earlier Event: May 11
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