ARCHIVIO ANNO ZERO

L’INCONTRO

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La riflessione di Archivio Anno Zero inizia dal viaggio come espressione dell’essere insieme. Come in ogni cosa, anche qui siamo partiti da un piano molto concreto dell’esperienza: quando ci vediamo? Dove ci incontriamo?

Innanzitutto, dunque, c’è stata la ricerca di una sincronicità collettiva di cui io sono stata, in qualche modo, il crocevia mobile. Intercettare disponibilità nelle agende, segnare date, concordare tramite Eleonora (la nostra preziosa organizzatrice) orari di arrivo e partenza è stato il nostro primo contatto, come una prima accordatura musicale. La mobilità ha permesso che la base del progetto continuasse a rinnovarsi, mese dopo mese, nell’incontro che avveniva in luoghi quasi ogni volta diversi. Che si trattasse dello spazio scarno di una sala prove, di un foyer o del tavolino di un bar, ho incontrato tutti gli artisti in spazi che si sono sempre rivelati aperti ad accogliere il nostro lavoro. Insieme, abbiamo condiviso la dimensione dell’essere sempre, quasi sempre, altrove.

Il tempo è stato un compagno di viaggio e di studio costante. Così lo sguardo, lanciato oltre e al di là delle dimensioni temporali, si presentava ai nostri incontri come una dimensione già materiale. Ci siamo sentiti animal laborans, a volte, nella consapevolezza di non avere mai abbastanza tempo da offrire all’ascolto dell’eco di ciò che è appena accaduto, delle nostre danze; tuttavia, siamo anche stati in ascolto di un tempo rarefatto, che ci ha portati a parlare di noi stessi come si parla di un oggetto di studio. La misura dello sguardo sul presente, insieme alla misura della distanza dall’oggetto “memoria”, si è rivelata un processo autonomo, che noi guidavamo da fuori attraverso il filtro della nostra presenza.

Archivio Anno Zero è, tanto nella pratica quanto nel suo racconto, un archivio di pratiche ancorate nell’incontro e nello stare insieme. A Bologna, nei giorni di residenza presso Ateliersi, metteremo alla prova il senso della presenza con la prossimità dei nostri corpi. Entreremo nell’archivio, oppure ci lasceremo attraversare da una memoria ancora nuova.

 Gaia Clotilde Chernetich