ARCHIVIO ANNO ZERO

Archivio Anno Zero, uno spazio di desiderio

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Archivio Anno Zero è nato per la volontà di inaugurare uno spazio di desiderio.

L’intreccio tra il presente continuo della danza e la sua dimensione memoriale hanno trovato uno spazio che conceda loro il tentativo di declinarsi in maniera inaspettata attraverso diversi ribaltamenti di prospettiva. Il progetto è nato per la volontà di conoscere, di conoscersi e di tenere traccia del tempo e dei suoi accadimenti. La proposta di iniziare a curare un progetto di archiviazione delle pratiche coreografiche ha incontrato il mio desiderio di addentrarmi in prima persona in una dimensione di coesistenza tra passato e futuro.

 La prima parola chiave è, quindi, desiderio.

 Il primo passo è stato quello di immaginare un glossario che aggiornasse, attraverso l’osservazione delle pratiche degli artisti VAN, la questione della memorabilità e della futurabilità del loro lavoro. Così sono stata accolta da tutti loro in sala prove, nel corso del 2018, per provare a ragionare insieme su quella nuvola di concetti che emanano dalla questione dell’archivio.

Gli incontri hanno portato, settimana dopo settimana, alla raccolta di diverse tipologie di materiali, sonori, visivi, verbali. Archivio Anno Zero indaga un campo aperto cercando di allargarne ulteriormente i confini. La mia cura è stata quella di trovare nuove domande cui provare a rispondere. Né io né gli artisti con cui ho dialogato - Marco D’Agostin, Giorgia Nardin, Irene Russolillo, Andrea Costanzo Martini, Davide Valrosso, Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi, Francesca Foscarini e Camilla Monga - abbiamo cercato risposte, ma nuove domande e questioni con cui confrontarci.

 L’immersione nel mondo delle tracce è un esercizio complesso che determina l’incontro con documenti, memorie, ricordi, affetti e movimenti. La questione della nostalgia è stata la forza motrice di un’esplorazione che ancora non ha smesso di far risuonare, nei miei quaderni, la propria eco.

Gaia Clotilde Chernetich